ATTIVISTI

“Potei sentire mia madre che chiedeva al dottore se avrei vissuto o sarei morto. «Dovreste sperare che muoia, perché se vive non sarà più che un vegetale per il resto della sua vita. Le piacerebbe vivere in un polmone d’acciaio ventiquattr’ore al giorno?» E allora ho deciso di essere un carciofo... un po’ spinoso all’esterno, ma con un grande cuore. I vegetali di tutto il mondo si stanno unendo, e non ce ne andiamo!”

“Within earshot, my mother asked the doctor whether I would live or die. «You should hope he dies, because if he lives, he'll be no more than a vegetable for the rest of his life. How would you like to live in an iron lung 24 hours a day?» So I decided to be an artichoke... a little prickly on the outside but with a big heart. You know, the vegetables of the world are uniting, and we're not going away!”

Ed Roberts



Descrizione dell'immagine: Ed Roberts è seduto, e sorride guardando suo figlio di fianco a lui, che appoggia la mano sulla sua sedia. Ed indossa una camicia a quadri e sta usando un respiratore, il bambino indossa una maglia a righe. La foto è in bianco e nero.


"Prima di diventare il direttore del Rehabilitation Centre sono andato a Berkeley. La prima volta che parlai con la direzione, mi dissero: "Abbiamo provato con gli handicappati, ma non funziona." Io ero irremovibile, volevo andarci. Era il 1964... gli ho dovuto fare causa per poterci andare; nello stesso semestre in cui James Meredith veniva scortato in un'aula di soli bianchi, io "rotolavo" in un'aula di Berkeley."

Ed Roberts




“Se proprio la gente mi deve fissare, mi metterò in una situazione in cui mi possono fissare quanto gli pare. Così dovranno anche ascoltare quello che dico, diamine!” Stella Young
"If people are going to stare at me, I am going to put myself in a situation where they can stare all they like. But they also have to f---ing listen to what I say"
Descrizione dell’immagine: Stella Young è seduta su una carrozzina elettrica, ha i capelli rossi e indossa un vestito a righe bianche e nere


“ “Costretto su una sedia a rotelle”. Quante volte mi sono imbattuto in questa pessima frase fatta, utilizzata – mi si consenta – a ogni pie’ sospinto da colleghi giornalisti, di carta stampata o di televisione, per connotare la situazione disgraziata di una persona che non può più camminare, o in seguito a un incidente, o per malattia. C’è persino la variante involontariamente blasfema: “Inchiodato su una sedia a rotelle”. Credo che chi usa queste espressioni non si renda neppure conto del danno che produce, innanzitutto al mio sistema nervoso, ma più in generale a una corretta comunicazione sulla disabilità.”
“E pensare che quando si scrive “costretto su una sedia a rotelle” si uccide il desiderio di migliaia di persone anziane di mantenere una relativa autonomia di movimento anche quando le gambe cominciano a cedere per l’età e per gli acciacchi. Provate a chiedere ai vostri nonni se non si sentirebbero menomati, qualora gli venisse proposto di usare una carrozzina, almeno per gli spostamenti fuori casa. La risposta è persino scontata. La carrozzina è una roba per malati, per paralitici. Guai persino a pensarci. E invece nel nostro futuro dovremmo poter immaginare anche una diffusione normale, serena e positiva, di un mezzo che è sinonimo di libertà e di sicurezza.”
Franco Bomprezzi

Descrizione dell'immagine: Franco Bomprezzi è seduto a un tavolo con una penna in mano, sullo sfondo c'è una libreria. Ha i capelli e i baffi grigi, indossa un maglione blu scuro e gli occhiali.

-Ce l'hai la patente per guidare quella cosa?
-Accidenti, non vorrei proprio essere te
-Mi sa che la mia vita non è così male dopo tutto
-Se sei così c’è una ragione. Dio non fa errori.
-Le persone come te...
-Rimani positiva
-Tutto accade per un motivo
-Pregherò per te
-Soffre di...
-Costretta su una carrozzina
-Vittima
-Ma veramente è sposata!?
-Sei sicura di riuscire a gestire questo lavoro?
-Ti vedi con qualcuno? Bene, brava!
-Coraggiosa
-Sei di esempio 
-Almeno non hai...
-Ah, hai una laurea/un lavoro? Brava! Deve essere stato difficile.
-C’è qualcuno qui con te? Perché sei da sola?
-Confinata su una sedia a rotelle
-Poverina
-Sei troppo giovane per essere in carrozzina
-Non hai bisogno della carrozzina, se riesci a camminare
-Ho parcheggiato lì solo per cinque minuti. Avevo fretta
-Ho dovuto usare una carrozzina una volta, quindi capisco
-È straordinario quello che riescono comunque a fare, vero?
-Hai bisogno di aiuto? Davvero, hai bisogno? No? Neanche adesso?
- Ma sembri così normale
- Che ti è successo?
-Riesci a...? Brava!
-Storpia. 
-Basta che hai fede, e guarirai 
-*sguardo fisso*
-*parla ad alta voce e lentamente*
-*buffetto sulla testa*
-*parla con qualcun altro invece che direttamente con me*
-Conosci ...? È in carrozzina anche lei
-Sei troppo carina per essere in carrozzina
-Hai dei figli? E come fai??
-Questo edificio ha solamente scale. Penseremo a un modo per farti entrare.
-È così bello vederti in giro
-Come fai a...?
-Come fai a fare sesso?
-Come fai ad andare in bagno?
-Atleta di Formula 1!
-Non hai bisogno di una carrozzina. Ti ho visto... camminare/stare in piedi/muovere le gambe
-Pregare funziona
-Zoppa
-Spastica
-Speciale
-Handicappata

Nonostante tutto lei persiste
(Kaley Yerman)



Descrizione dell’immagine: Disegno di una ragazza in carrozzina di spalle, con fumetti che riempiono tutta la pagina

A proposito di un viaggio a Cuba: “È la vecchia ricetta del socialismo - a ciascuno secondo la sua abilità e secondo la sua necessità - applicata a tutti. È difficile da definire con precisione, ma ho la sensazione che essere disabile là non sia tutta questa gran cosa. La gente si rivolge a me; in un viaggio in Messico con la mia famiglia, le persone avevano paura di guardarmi; a volte si facevano il segno della croce - per proteggersi dal malocchio, come mia madre mi ha gentilmente spiegato. A Parigi, i taxi non si fermavano. Persino a Charleston, dove mi sento tanto a casa, le persone tendono a interpellare i miei accompagnatori non disabili. A l'Avana, sono una persona.”
About a trip to Cuba, “It’s the old socialist formula, ‘From each according to ability, to each according to need,’ played out one to one. It’s hard to pin down, but I get the feeling that being a crip is no big deal here. People talk to me. On a family trip to Mexico, people were afraid to look at me; they sometimes made the sign of the cross, my mother helpfully explained, to protect themselves against the evil eye. In Paris, cabs wouldn’t stop. Even in Charleston, where I am so much at home, people tend to address my able-bodied companions. In Havana, I’m a person.”
Harriet McBryde Johnson
Descrizione dell’immagine: Harriet, una donna disabile bianca, è seduta sulla sua carrozzina elettrica e sorride. Indossa un vestito scuro a pois bianchi

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