2 febbraio 2016

Curriculum Vitae semi-serio del disabile in carrozzina


Chi usa una carrozzina sa bene che essa fornisce un punto di osservazione privilegiato sulla realtà: ti mette davanti a situazioni a volte difficoltose, a volte bellissime, spesso inusuali, ti presenta modi inediti di guardare il mondo, e inevitabilmente ti arricchisce.


Riflettevo in particolare sul fatto che muoversi in carrozzina significa sviluppare delle abilità in vari campi: sostanzialmente ho constatato che gran parte delle mie abilità spendibili sul lavoro, quelle che “fanno curriculum”, le ho acquisite grazie a situazioni più o meno legate al mio essere in carrozzina.


  • Creatività e problem-solving:

Quando i tuoi muscoli sono un tantino inefficienti e anche sollevare un bicchiere non é uno scherzo, devi per forza sviluppare tecniche alternative per fare le cose, secondo il principio per cui “la necessità aguzza l’ingegno”.
E così per avvicinarti una penna “lontana” ti aiuti con un righello, per avvicinarti un portapenne pesante tiri il foglio di carta su cui è appoggiato, per passare un burrocacao a chi si trova dall’altra parte del tavolo lo appoggi sopra uno specchio piatto e dai una spinta al tutto. Sono cose elementari, certo, però averle fatte da sempre sviluppa una certa attitudine a trovare soluzioni alternative che non si limita certo allo spostare gli oggetti.
Inoltre trovare sulla propria strada ogni giorno bagni per disabili trasformati in ripostigli, scalini senza rampe e rampe di scale, parcheggi riservati perennemente pieni, insomma le mille piccole sfide poste da un ambiente spesso ostile alle carrozzine sviluppano talvolta un’insana convinzione che a tutto c’è una soluzione, che nei casi più gravi diventa quasi delirio di onnipotenza.


  • Competenze logistico-organizzative:

Ogni giorno un disabile si trova di fronte a un numero maggiore di ostacoli, in media, rispetto a quelli che incontra il non disabile (burocratici e architettonici in primis). Quando l’ambiente in cui vivi é spesso inaccessibile, pianificare diventa parte della routine. Per prendere un treno prenoti in anticipo - maledicendo per tutto il tempo la compagnia ferroviaria, ovviamente, ma prenoti in anticipo. Se vivi in una città con la metropolitana sai recitare a memoria l’elenco delle stazioni accessibili. Quando entri in un bar, nel tempo che impieghi a salutare distrattamente i camerieri valuti con una rapida occhiata altezza e disposizione nonché conformazione delle gambe dei tavoli. Se assumi direttamente degli assistenti personali coordini turni di lavoro, riposi settimanali e pagamenti. Ovviamente non tutti gli amici che ti lodano per le tue eccellenti doti di gestione del tempo sanno che per riuscire a districarti tra tutto – non ultimo il disbrigo della burocrazia, che per chi è disabile è almeno il doppio rispetto a quella del bipede medio – hai sviluppato come lieve effetto collaterale un inizio di disturbo ossessivo-compulsivo.


  • Flessibilità:

Spostarsi in carrozzina in città più o meno inaccessibili significa fondamentalmente essere esposti a imprevisti per cui – più volte di quelle che si vorrebbe – si è costretti a cambiare i propri piani. Negozio con scale: si va a fare shopping da un’altra parte. Ritardo di mezz’ora nel pulmino per disabili che hai prenotato (per chi non lo sapesse, ritardi e malfunzionamenti sono la vera specialità di molti servizi per disabili): si cancella il primo appuntamento della giornata e si passa direttamente a quello successivo. Non dico che ci si abitui alle delusioni – non sia mai! Anzi, ci si continua ad incazzare, doverosamente, per ogni mancanza nei servizi e nell’applicazione dei diritti (cose che si possono e si devono cambiare) –, ma in confronto all’individuo abile medio si sviluppa una certa calma zen di fronte a cose che davvero non si possono cambiare.  Tipo un temporale improvviso prima di una scampagnata, la febbre prima della festa che aspettavi da un secolo, problemi improvvisi alla connessione internet. A meno che internet non ti serva per completare una domanda di contributi che – ovviamente – scade proprio quel giorno.


  • Competenze psicologiche:

Un disabile in carrozzina diventa sempre un po' psicologo. Chiunque giri in carrozzina, esattamente come ogni rappresentante di qualsiasi gruppo di minoranza (cioè in sostanza chiunque non si identifichi nel maschio-bianco-etero-“abile”-benestante) si trova più o meno spesso di fronte a dei pregiudizi. Se giri in carrozzina, in particolare, troverai gente che mette in discussione, di volta in volta, la tua abilità di prendere decisioni, la tua capacità di affrontare situazioni di stress (!), la tua età mentale, e in alcuni casi perfino la tua capacità di parlare; addirittura potrai vedere negato il tuo diritto di vivere appieno gli spazi pubblici, di andare a scuola, di lavorare, di amare. Di fronte a tutti questi abusi micro o macroscopici, il disabile “medio” si costruisce tutto un armamentario di mezzi psicologici per affrontare una società abilista.
La carrozzina stessa é inoltre un "filtro" potente che ti fa capire molte cose sulle persone e su quanto sono spaventate dalla diversità – perché in questo consiste, sostanzialmente, l’abilismo. Di fronte a una persona che ti ignora visibilmente e si rivolge solo alla tua assistente, ad esempio, hai la possibilità di avere in anticipo un’utile informazione, e cioè che è statisticamente probabile che quella persona ti deluderà anche in qualche altro campo, per cui sai di non doverci perdere troppo tempo. Ci potrebbe essere il vago rischio di appiccicarle mentalmente sulla fronte un’etichetta permanente con scritto “abilista” e abituarsi a non concedere mai una seconda possibilità alle persone.


  • Capacità di selezione del personale:

Strettamente legata alla precedente, dato che la selezione del personale è psicologia pura, si sviluppa se si è non autosufficienti e si ha la fortuna di vivere secondo i principi della Vita Indipendente. Comprende non solo la capacità di redarre annunci di lavoro efficaci da pubblicare, testi che spieghino in modo esaustivo il lavoro di assistente personale, questionari più o meno bastardi per ottenere una prima scrematura, ma anche capacità di analisi delle candidature e di programmare e valutare colloqui individuali. Per quanto mi riguarda, è la “skill” di cui vado più fiera al momento. Il periodo delle selezioni è qualcosa di molto simile all’inferno, tuttavia ormai, insieme a Elena, sono in grado di prevedere buona parte dei comportamenti lavorativi dei candidati. Dovrei seriamente costruirci su una carriera. 


  • Conoscenze giuridiche miscellanee:

Conoscenze random su assunzioni, contratti a tempo determinato e indeterminato, ferie, licenziamenti e buste paghe ovviamente vengono da sé se ci si avvale di assistenti personali; insomma si arriva ad avere un’infarinatura completa su molte di quelle cose noiosissime di cui si occupa l’ufficio del lavoro. Oltre a nozioni sparse a proposito di diritti, leggi e leggine, contributi e previdenza sociale. Per di più è tutto un lavoro empirico/deduttivo per prove ed errori, il frutto di un essersi fatti le ossa negli anni per riuscire a star dietro ai vari contributi e benefici che ti spettano, perché in Italia nessuno ti viene a insegnare niente e l’assistente sociale medio è decisamente meno aggiornato di un qualsiasi adolescente in carrozzina che si vada un minimo ad informare su Google.

Ok, mi pare di essere stata abbastanza esaustiva. Ora scusate ma la chiudo qua ché devo andare a aggiornare Linkedln. 

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